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Antonio Donghi, esponente del “Realismo Magico”

Antonio Donghi, pittore italiano (1897-1963)

Antonio Donghi, pittore italiano del XX secolo, nacque il 16 marzo 1897 a Roma. Dopo aver frequentato il Regio Istituto di Belle Arti e ottenuto la licenza in decorazione nel 1916, si arruolò nella XV compagnia ferroviaria e fu dislocato in Francia durante la prima guerra mondiale. Al termine del conflitto, visitò i musei di Firenze e Venezia, sviluppando un particolare interesse per l’arte dei secoli XVII e XVIII.

antonio donghi pittore
Particolare dell’Autoritratto del pittore Antonio Donghi del 1947

Nel 1922, Donghi debuttò alla mostra della Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma e soltanto nel 1924, tramite le sue prime mostre personali presso la Sala Stuard di via Veneto e alla Galleria Bragaglia, riuscì a guadagnarsi il favore del pubblico. Nello stesso anno, partecipò all’Esposizione di venti artisti italiani alla Galleria Pesaro di Milano, insieme ad altri importanti artisti come Casorati, De Chirico, Guidi e Tozzi.

È interessante notare che in seguito a tale esposizione, il critico tedesco Franz Roh definì la sua opera come “realismo magico”, concetto che lo identificò negli anni a venire.

Donghi, artista timido e riservato, espose nel 1925 a Mannheim e l’anno successivo presentò ben dieci quadri alla mostra d’arte moderna italiana negli Stati Uniti (New York, Washington, Chicago e San Francisco), organizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Ricevette grande riconoscimento nel 1927 quando, grazie all’aiuto di Lauro de Bosis, tenne una personale a New York e ottenne la First Honorable Mention al Carnegie Prize di Pittsburgh per l’opera “Carnevale”. Da quel momento in poi, partecipò a importanti mostre sia in Italia che all’estero.

Nel 1929, Donghi presentò cinque opere alla Prima Mostra del Sindacato Laziale Fascista degli artisti e alla Seconda Mostra del Novecento Italiano.

Gli anni ’30 segnarono un periodo di notevole crescita professionale per lui: il suo dipinto “Donna alla finestra”, esposto alla Biennale del 1930, fu acquistato dal Museo d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Negli anni successivi, “Donna alla toeletta” venne acquisita per la costituenda Galleria Mussolini e “Il Battesimo” entrò a far parte del Museo Civico di Torino.

Nel 1936 ottenne l’incarico di insegnamento di figura disegnata alla Regia Accademia di Belle Arti e Liceo Artistico di Roma. Tre anni dopo, l’Istituto Centrale del Restauro gli affidò la direzione del settore delle tecniche pittoriche. Nel 1942 fu pubblicata una significativa monografia su di lui con testo di Leonardo Sinisgalli.

Durante il periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, Donghi partecipò alla IV Quadriennale nel 1943 e tenne una mostra personale presso la Galleria La Finestra a Roma nel 1945. Tuttavia, nel clima culturale post-bellico, l’artista continuò a produrre opere solo per pochi collezionisti affezionati.

Negli ultimi anni della sua vita, Donghi si concentrò sulla rappresentazione del paesaggio e partecipò in modo meno prominente alle Biennali veneziane del 1952 e 1954. Morì a Roma nel 1963 lasciando un’eredità artistica importante nel panorama della pittura italiana del Novecento.

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Martin Parr. “Short & Sweet”, la mostra al MUDEC

Martin Parr. “Short & Sweet”, la mostra al MUDEC Oltre 60 fotografie selezionate dall’autore insieme all’installazione Common Sense composta dacirca 200 scatti e una intervista inedita, per ripercorrere la carriera di uno dei più famosi Milano, al MUDEC fino al 30 giugno 2024 Comunicato Stampa a cura diMartin Parrcon la collaborazione diMagnum Photos Il Museo … Continua la lettura di Martin Parr. “Short & Sweet”, la mostra al MUDEC

I dieci libri di fotografia più famosi

I dieci libri di fotografia da non perdere La fotografia, un linguaggio universale che cattura l’anima di un momento, ha il potere di emozionare, ispirare e farci riflettere sul mondo che ci circonda. In questa selezione raffinata e minimalista, vi presenterò opere che hanno saputo trasformare l’immagine in poesia e la luce in emozione. 1. … Continua la lettura di I dieci libri di fotografia più famosi

Berenice Abbott

Berenice Abbott

Berenice Abbott Fotografa – Springfield, 17 luglio 1898 – Monson, 9 dicembre 1991 Berenice Abbott è stata una fotografa americana di spicco, celebre per i suoi ritratti e la sua fotografia documentaristica, che ha messo in risalto il potere comunicativo, anche educativo, della stampa fotografica.  I suoi scatti hanno saputo generare un dialogo armonico e spontaneo tra il fotografo, la sua … Continua la lettura di Berenice Abbott

renato fioravanti

RENATO FIORAVANTI, IL TEATRO DELLE MARIONETTE

RENATO FIORAVANTI, IL TEATRO DELLE MARIONETTE Renato Fioravanti è stato uno dei personaggi più influenti nella storia della fotografia italiana. Nato a Sondrio nel 1900 e scomparso a Torino nel 1983, ha svolto un ruolo di primo piano nella diffusione della cultura fotografica nel nostro paese e non solo. madonna immagini Fioravanti ha iniziato la … Continua la lettura di RENATO FIORAVANTI, IL TEATRO DELLE MARIONETTE

Sandy Skoglund

Sandy Skoglund. Mondi immaginari.

Sandy Skoglund. I mondi immaginari della fotografia. 1974 – 2023 Senigallia, la Città della Fotografia, accoglie con entusiasmo una nuova mostra dedicata alla celebre artista statunitense Sandy Skoglund. La sua firma artistica la contraddistingue per la creazione di opere suggestive ed evocative, dove l’immaginazione dialoga con la realtà in un gioco di tonalità surreali e … Continua la lettura di Sandy Skoglund. Mondi immaginari.

gabriele basilico

Gabriele Basilico: Le mie città

Gabriele Basilico: Le mie città | Dal 13.10.23 al 11.02.24 A dieci anni dalla scomparsa, Milano dedica a Gabriele Basilico (1944-2013) una ampia mostra che si articola in due sedi espositive – Palazzo Reale e Triennale Milano – e rappresenta il primo grande omaggio che la città in cui Basilico è nato e ha vissuto … Continua la lettura di Gabriele Basilico: Le mie città

oliviero toscani palazzo reale

Oliviero Toscani Professione fotografo

Oliviero Toscani Professione fotografo | Apre il 24 giugno 2022 a Palazzo Reale Milano, la mostra OLIVIERO TOSCANI. Professione fotografo, la più grande esposizione mai dedicata in Italia al grande fotografo in omaggio ai suoi 80 anni. Biografia Nasce a Milano nel 1942, studia a Zurigo tra il 1961 e il 1965. Figlio del primo … Continua la lettura di Oliviero Toscani Professione fotografo

Tina Modotti Mudec: immagine della mostra

Tina Modotti al MUDEC: Donne, Messico e Libertà

Tra le più grandi interpreti femminili dell’avanguardia artistica del secolo scorso, Tina Modotti espresse la sua idea di libertà attraverso la fotografia e l’impegno civile, diventando icona del Paese che l’aveva accolta ma trascendendo ben presto i confini del Messico nella sua pur breve vita, per essere così riconosciuta sulla scena artistica mondiale. Ancora oggi … Continua la lettura di Tina Modotti al MUDEC: Donne, Messico e Libertà

Tina Modotti fotografa attivista e attrice

Tina Modotti: fotografa, attivista e attrice italiana

Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini, abbreviata in Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942), fu una fotografa, attivista e attrice italiana. È considerata una delle più grandi fotografe dell’inizio del XX secolo, nonché una figura di grande fascino del movimento comunista e della fotografia mondiale. Le fotografie da lei scattate in Messico, dove … Continua la lettura di Tina Modotti: fotografa, attivista e attrice italiana

Elliott-Erwitt-Dogs-Yokohama

Street Photography: 3 libri che non puoi perderti se ami la fotografia

Ti è mai capitato di passeggiare per strada ed essere colpito da qualcosa o qualcuno? Un’architettura o un volto? Provare quella irresistibile tentazione di cristallizzare un’emozione per sempre? Ecco una selezione di tre libri di immagini rubate al tempo e al caso. La Street Photography è un genere di fotografia che registra la vita quotidiana … Continua la lettura di Street Photography: 3 libri che non puoi perderti se ami la fotografia

Todd Webb in Africa scatti

Todd Webb: le fotografie perdute dell’Africa del ’50

Ritrovate nel 2015 le fotografie di Todd Webb. Le immagini da lui scattate nel continente africano raccontano di un popolo che si libera dalle catene del colonialismo. Betsy Evans Hunt non sa cosa aspettarsi quando, nel 2015, scende in uno scantinato di una casa in California. Il suo viaggio, a migliaia di miglia da casa … Continua la lettura di Todd Webb: le fotografie perdute dell’Africa del ’50

Jeanne Bertrand

Jeanne Bertrand, fotografa e scultrice

Jeanne Bertrand, fotografa e scultrice Jeanne Bertrand, fotografa e scultrice: nasce il 26 settembre 1880 ad Agnières-en-Dévoluy e muore il 28 ottobre 1957.E’una fotografa e scultrice francese, nota per aver vissuto con la fotografa Vivian Maier a Boston intorno al 1930. La sua famiglia emigra a New York nel 1893 e si stabilisce a Torrington, … Continua la lettura di Jeanne Bertrand, fotografa e scultrice

Francesco Saverio Abbrescia – poeta di Bari, il liberale pericoloso

Francesco Saverio Abbrescia

Francesco Saverio Brescia viene ricordato come uomo di virtù, poeta e prete italiano nasce a Bari nel 1813 e, nella sua brevissima vita, portatore di saggezza e bellezza spirituale.
Unomo colto e sferzante di entusiasmo intellettuale riesce ad emergere da una fanciullezza modesta. Diviene socio di molte accademie, autore di opere storiche e religiose, noto per i versi dialettali, nei quali rispecchia l’anima popolare e liberale. Non si limita alla poesia ma compone numerosi canti, passando da uno stile solenne ad uno satirico.

Nel 1848, Francesco Saverio Abbrescia, scrive tre poemi dialettali di stampo politico a favore della Costituzione. Libertà concessa dal Re Ferdinando II di Borbone che ne tradisce subito dopo i dettami e per questo l’Abbrescia viene accusato e oggetto di un processo penale che inizierà nel 1851 e bloccato in seguito all’indulto. Tuttavia, gli rimane la segnalazione come “liberale pericoloso”.

Abbiamo tratto il testo che segue dal POLIORAMA PITTORESCO, per così dire una rivista del tempo che si prefiggeva lo scopo di divulgare “utili conoscenze di ogni genere” e “a rendere gradevoli e proficue le letture in famiglia”.


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V ’ha di talune epoche nella vita , m cui l’uomo ama possentemente l’esistenza; sia perché ne goda tutta l’ebbrezza, sia perché la consideri come unico mezzo a raggiungere un brillante avvenire, che gli sorride di liete imagiui, ponendogli dinanzi agli occhi quel fantasma ingannevole ma pur lusinghiero, che dicesi felicità.

Allora è assai triste l’idea di poter incontrare sulla via la bocca d’un sepolcro, e dovervi scendere prima che toccar quella meta , da cui pochi passi, forse un sol passo lo separa. Ma la morte non conta gli anni, né usa indagare le speranze o i triboli di coloro che debbono cader sue vittime.
Iddio le ordina di colpire ed ella ubbidisce. Epperò è a reputarsi avventurato colui, che negli ultimi istanti volgendo uno sguardo al passato, potrà venir nella certezza di aver compiuta la sua missione, e rimanere a’suoi concittadini un nome da benedire ed un esempio da imitare. Nè ia ingiustizia del mondo oserà levarsi contro la sua memoria; perciocché la mano di morte pone sufficiente intervallo tra colui che giudica e colui che dev’essere giudicato.


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Tanto avveniva di Francesco Saverio Abbrescia, vero modello di cariti evangelica, specchio chiarissimo (Fogni bella virtù. Ben egli co’suoi studi s’aveva procacciata im’altezza dignitosa, onde allargava i raggi dell’intelletto e del cuore ad illustrare il suo paese ed a confortare i suoi simili.
Ben egli avrebbe presto toccato il segno di tutti i suoi desideri, se quel destino inevitabile che toglieva a Napoli ed all’Italia l’Autore de’Canti del Parerò, il non abbastanza rimpianto P. P. Parzanese, quasi nello stesso tempo non fosse venuto a recidergli i giorni, mentre già conce¬ piva i più nobili proponimenti e le più belle speranze. Discare adunque ci sembra non dover tornare queste poche notizie raccolte intorno alla vita ed alle opere di lui, e che saranno come un fiore deposto sulla sua tomba, e come un omaggio alla virtù.


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Francesco Saverio Abbrescia nacque in Bari il 13 luglio dell’anno 1813 da parenti di men ohe mediocre fortuna; ma a compensar tale mancanza di nobiltà e di ricchezze Iddio gli concesse una mente ed un cuore atti a sublimarlo su tutti coloro, che troppo poveri di merito personale, rammentano solamente il nome ed i fasti degli antenati.
Fin dai primi anni il misero giovinetto vide nel triste orizzonte onde era circondato, un punto di luce divina, che gli metteva nell’anima tutta l’ansia d’un’ ardente passione, e che doveva servirgli di guida nel suo cammino. Egli pensò alla gloria, provola forza di questo sentimento, e decise acquistarne a qualunque I costo.
Né valsero ad isgomentarlo le strette condizioni di sua famiglia, o la propria gracilezza: quel punto brìi- ‘ lava sempre innanzi alla sua mente, ed era mestieri guardi di religione ed una particolar vocazione avevaio indotto il fermo proposito di darsi interamente agli studi di letteratura, filosofia e teologia, che venne prima espletando con suo grande onore ed ammirazione di tutti, parte nel Re ai Liceo delle Puglie, parte nel seminario Arcivescovile di Bari.
Gii la sua modestia e le sue belle qualità avevangli acquistata la benevolenza non pur di quanti lo conoscevano, ma particolarmente dell’illustre letterato il Marchese di Montrone, il quale trovandosi allora a reggere la Provincia, spessissime volte fattolo a sè venire, amava richiederlo deile sue occupazioni, e dargli di molti utili consigli.


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Agli anni ventidue cominciò a tener scuola privata di lettere a buon numero di giovanetti, i quali con plauso generale dettero ogni anno pubblica prova del loro profitto.
In questo tempo medesimo prese ad esercitarsi nella sacra predicazione, e non solamente gran copia di sermoni e panegirici, ma si bene un intero quaresimale recitato nella Reai Basilica di S. Nicola ( al cui Capitolo aggre- gossi pochi mesi dopo di essere stato unto Sacerdote) gli acquistarono reputazione di bello e forbito Oratore.
Né le sue parole potevan dirsi dettate da vuota ed muti! facondia, o da lunga arte stentata nello studio de’Retori ; perciocché egli possedeva quel foco arcano, che si solleva dal cuore or con la forza d’una fiamma vulcanica che divora, or col muto calore d’una face che vivifica, quella scintilla rapida e misteriosa, che splende all’intelletto e fa tremar le vene e i polsi; e ricco di sì fortunato retaggio parlava la vera eloquenza con grazia, forza ed affetto.


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Ma non men che Oratore, era l’Abbrescia gentile e piacevole poeta, come si argomenta da molte sue rime, che sparse dapprima ne’ Giornali del Regno, furono poi ristampate in volumetti. Inoltre fu il primo cui venisse in pensiero di coltivar con canzoni sacre e profane il dialetto della sua patria, che guasto ed ibrido com’era, aveva pure le sue verginali bellezze.
Di queste poesie si formò anche una raccolta, in cui è da ammirare la spontaneità del verso e la popolarità de’concetti.
Or queste opere, e la pubblicazione di alcuni panegirici accrebbero mirabilmente la fama dell’ Abbrescia, e gli meritarono i titoli di socio ordinario della Beai Società economica di Terra di Bari, di socio non residente dell’Accademia Pontaniana, di Pastore Arcade di numero, ed inoltre il Canonicato nella Basilica di S. Nicola.
Ma quel che veramente gli fece grande onore fu la Orazio ne funebre del Sommo Pontefice Gregorio XVI, al quale dimostrò doversi attribuire umiltà ed esaltamento nella vita privata, avversità e conforto nella pubblica.
Il soggetto trovasi maneggiato con molta arte e ricco di un corredo ditali notizie, che fanno presupporre nel l’Autore molta erudizione di letteratura anche straniera.
È a notare che questo lavoro, non solamente gli meritò una lettera di belle lodi dall’Eminentissimo Cardinale Angelo Mai, ma piacque tanto all’illustre Monsignor (riliberti, Gran Priore della Basilica in cui venne recitata, e a quel Reale Capitolo, che a proprie spese vollero pubblicarlo.


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Fattosi adunque un nome, ed acquistata l’universale ammirazione, Abbrescia fu per le sue molte cognizioni e por le belle parti, onde era adorno, parecchie volte eletto a seder da interino nelle cattedre del Liceo delle Puglie, ove si distinse grandemente per due pubblici esami dati da’suoi alunni, i quali meritarono, che i loro nomi venissero ricordati dal Giornale Ufficiale del Regno.
Intanto un nobile desiderio moveva di continuo l’animoo del giovine Barese, quello di onorare la sua patria, che non povera di glorie, pur si vedono queste sciopera tamente neglette da’suoi cittadini. Ed egli animato da quel santo proponimento, cui dobbiamo VArchivio storico Italiano diretto dal benemerito Viesseux a Firenze, la Storia de monumenti del Reame di Napoli dettata da Scipione Volpicela, e la Storia della Radia di Montecas: sino pel P. Priore Cassinese Luigi Tosti, pensò di descrivere ed illustrare la Basilica di S. Nicola.
Basta svolgere i volumi dell’Ughelli, del Barollio, del Muratori, del Lapecelatro, e del Giurinone, per vedere quanta celebrità abbia avuto quel sacro tempio fin dal secolo impernio dell’Era Cristiana, allorché Urbano li si condusse in Bari a collocarvi le ossa miracolose di S. Nicolò, il Magno, trasiatate da Mira, e poi a convocarvi un Concilio.


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Inaugurato dall’antica credenza de’nostri padri, feconda inspiratrice de’monumenti dell’architettura cristiana, eretto nel pretorio pubblico appartenente al Duca Ruggiero, dotato da lui, dall’invitto Boemondo e da altri Principi Normanni il Santuario di Bari fu privilegiato, e protetto da Carlo II d’Angiò, il quale lo arricchì di feudi, di gemme, di sacre reliquie e di ottimi ordinamenti ecclesiastici.
Famoso per essere stato in ogni tempo visitato da Re, da Pontefici, da Santi, per avere accolto l’eremita Pietro reduce dal pellegrinaggio di Gerusalemme, per essersi benedette le armi e le bandiere de’primi crociati Pugliesi, capitanali da Boemondo, per aver udita la voce di S. Anseimo Arcivescovo di Qan- torburi, sostenere le ragioni della Chiesa Latina contro lo scisma della Greca, si gloria tuttavia di avere il Sovrano di Napoli a suo primo canonico, e di dare gratuito ospizio a lunghissime processioni di pellegrini, i quali traggono ogni anno da lontane regioni a visitare la spoglia del miracoloso Arcivescovo.


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Da questo rapidissimo cenno è ag’evol cosa inferire quante memorie patrie vi sieno istoriate e racchiuse, e quale attenenza abbia la sua storia a quella di Bari, della Provincia e del Regno. Eppure niuno fino allora aveva cercato di raccorre e narrare tutti i fasti di questa Chiesa Palatina, che ci ricorda uno de’più antichi pellegrinaggi, e de’più ricchi tesori d Italia, e che se molta ebbe possanza nel medio Evo e ne’tempi Baronali, conserva tuttora ammirabili pitture, bassorilievi, e regalie.
Ed ecco che il giovine Francesco Saverio Abbrescia, nel cui petto tanta chiudevasi carità del loco natio, con ben meditato disegno imprese siffatto lavoro, e studiossi di appagare la lodevole curiosità dello Storico, dell’Artista, dell’Archeologo, del Diplomatico, e del dotto viaggiatore, a ciò offrendogli opportunità 1’ essere stato scelto ad Archivario della sua Chiesa.
Egli inoltre ebbe per iscopo secondario il venir rivendicando la rinomanza di quel tempio dalle sciocche osservazioni di taluni, i quali avevano cercato privarlo del suo antico splendore, scrivendo controversie giurisdizionali, ed altre Opere che morirono buon tempo prima de’loro meschini autori. Né qui vogliam dire del giudizio artistico che Abbrescia dava di quei monumenti.


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Per vedere con quanta valentia discorresse egli di tele e di gruppi marmorei, basterà leggere i suoi cenni intorno al S. Carlo Borromeo del Mancinelli, alla Crocifissione del Murarli , ed alla Pietà del Cali, che vennero pubblicati nella Raccolta religiosa, La Scienza eia Fede. Solo diciamo che quest’ opera mentre procacciava un nome durevole al suo Autore, in pari tempo aggiunta a quella- del chiaro Arcidiacono Carruba, ed alla Storia dei Petroni, che verrà presto alle luce, avrebbero fatta altera la fortunata Rari, vedendo le sue belle glorie da’suoi figliuoli rammentate. Ma troppo morte invidiò a quello sventurato ingegno, ed or ci tocca a parlare di un’ultimo suo lavoro.


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Nell’anno 1852 dovendosi celebrare la solenne coronazione di Maria SS. del Pozzo, che si venera in Capurso . Padri Alcantarini, l’Abbrescia fu degli invitati ad intessere analogo panegirico. Onorevole era l’invito, ed onorevolmente vi «corrispose, recitandola sua orazione alla presenza del chiarissimo Cardinale Mario Mattel, e di molti altri gravissimi Personaggi, i quali lodarono senza line questo lavoro dell’Abbrescia, che può dirsi veramente bellissimo sia per scelta dell’argomento, sia per copia di sacre erudizioni, sia pure per nobiltì. ed eleganza del dettato.
Esso pubblicato per le stampe gli meritò in premio una grossa medaglia di argento coniata a Roma, una lettera che dimostrava la sovrana compiacenza per l’attestato di omaggio reso alla Gran Madre di Dio, e la nomina a membro della nobilissima Accademia romana di religione cattolica.


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Ecco come quella gloria, che fu il sogno della giovinezza di Francesco Saverio Abbrescia, ora veniva a ricoprirlo di tutta la sua luce, procacciandogli rinomanza éd onori, ed inanimandolo ad avanzar sempre pur nella bella via intrapresa. Né egli era tardo in rispondere a questi incita¬ menti, perciocché subito poneva mano ad altra Opera che era una Guida Storico descrittiva della città di Bari e sue più celebri vicinanze. Noi qui non parleremo né del pregio di tale lavoro, né del modo onde l’Abbrescia avrebbe saputo condurlo; ma solo esterneremo il nostro vivissimo desiderio, che altri imprenda a menarlo innanzi , essendosi ciò reso necessario per risparmiare a’viaggiatori stranieri di dover ricorrere ai così detti ciceroni, i quali danno sovente notizie false, imperfette ed esagerate; ed anche perché di qui ad un decennio per via di comparazione si possa agevolmente esaminare quanto’ sia sempre venuta immegliando la condizione di questa popolosa città, che sì celebre nelle storie d’Italia per armi, commercio, nobiltà, fortificazioni, bellezza di editici, consuetudini proprie, ed uomini illustri, ora può ben sembrare una piccola metropoli, che è pur comoda stanza a ben 30,0C0 abitanti, senza numerare i moltissimi forestieri che accoglie alla giornata, e che fra breve fornita di un gran porto risalirà in maggior fama per la perspicacia delle industrie e l’attività del commercio. Al presente l’opera di Francesco Saverio Abbrescia sarebbe già compiuta, se un morbo incurabile non l’avesse condotto al sepolcro , quando non ancora toccava il quarantesimo anno.


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Francesco Saverio Abbrescia fu autorevole della persona, di dolce ed aperta fìsonomia, e nella fronte spaziosa e negli occhi eloquenti si scorgeva proprio l’uomo nato ad essere grande. Caritatevole co’poveri, caro agli amici, nemico degli ipporiti, eccitatore agli studi della gioventù, poneva la patria in cima a’suoi affetti, e soleva preferirla ad ogni più ameno soggiorno. 11 suo conversare accompagnato da un bellissimo sorriso era dilettevole per argutezza di motti e vivacità di sentenze; ed i libri gli furono compagni indivisibili fino all’ultim’ora. Equi ci piace ripetere alcune parole del Malpica, il quale parlando di lui, volle paragonarlo a quel personaggio di Tasso, che Aroma assai, poco spera e nulla chiede. Egli bramava assai dallo studio, perché in esso soltanto trovava largo compenso alle noie della vita; sperava poco e nulla chiedeva dal mondo, perché sapeva che il vero bene non ha stanza quaggiù. Dimandati ed ottenuti i conforti della religione e lasciando alla sua desolata famiglia de’bellissimi ricordi spirituali, con esemplare rassegnazione chiuse gli occhi al sonno del Signore l’alba del 9 novembre 1852. Le lagrime di un intero popolo accompagnarono il suo feretro, e la rimembranza di sue virtù starà eterna in petto ai Paresi, che ben sapranno trasmettere agli avvenire il suo nome, come attestato di riconoscenza, ed incitamento ad imitarlo. L. Ciofi.

C’è ancora domani, regia di Paola Cortellesi ha conquistato un totale di 19 nomination. Per le premiazioni della 69ma edizione dei Premi David di Donatello dovremo aspettare il prossimo 4 maggio

Oliviero Toscani Professione fotografo

Oliviero Toscani Professione fotografo | Apre il 24 giugno 2022 a Palazzo Reale Milano, la mostra OLIVIERO TOSCANI. Professione fotografo, la più grande esposizione mai dedicata in Italia al grande fotografo in omaggio ai suoi 80 anni.

Biografia

Nasce a Milano nel 1942, studia a Zurigo tra il 1961 e il 1965. Figlio del primo fotoreporter del «Corriere della Sera» si dedica agli esordi di fotografia di moda e solo successivamente alla Comunicazione. La sua è una ricerca e uno studio sulla comunicazione pubblicitaria che punta al centro delle emozioni, sempre attuali e di forte impatto emotivo.
Provocatorio e ideologico, il suo pensiero e il suo sé si distinguono ed emergono nelle immagini e nella post produzione. Un linguaggio forte utilizzato in diverse campagne pubblicitarie, quelle del marchio Benetton ne sono un chiaro esempio. Ha creato e diretto campagne pubblicitarie per Esprit, Chanel, Robe di Kappa, Fiorucci, Prenatal, Jesus, Inter, Snai, Toyota, Ministero del Lavoro, della Salute, Artemide, Woolworth e Fondazione Umberto Veronesi contraddistinguendosi per il suo tributo sociale.

Nel 1990 crea Colors, il primo giornale globale al mondo.
Nel 1993 dirige il centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna Fabrica.
Nel 2003 coordina la pubblicazione di 30 ans de Libération
.
Nel 2012 Moriremo eleganti, biografia di Oliviero Toscani al quale seguiranno Più di cinquant’anni di magnifici fallimenti (2015) e Ne ho fatte di tutti i colori. Vita e fortuna di un situazionista (2022).

Ha collaborato come fotografo di moda, per giornali come Elle, Vogue, GQ, Harper’s Bazaar, Esquire, Stern, Liberation…

Libri

Non sono obiettivo – Autore Oliviero Toscani – Editore Feltrinelli – Anno pubblicazione 2001 – 192 pagine

Oliviero Toscani non è solo un famoso fotografo. Gli piace polemizzare e ama castigare i costumi del tempo in cui si trova a vivere. Con questo spirito tiene una rubrica (“Natura morta”) sul quotidiano “Il Tirreno”. Montando i suoi articoli ha realizzato un volume scandito in dodici sezioni, in cui se la prende con il consumismo becero, l’ansia accumulativa dei nuovi ricchi, il degrado ambientale e morale, le donne che non fanno le donne e gli uomini che non fanno gli uomini, Berlusconi e la Lega, tutte le forme di ottusità, fanatismo, oscurantismo e intolleranza che avvelenano la convivenza civile.

Homofobicus – Autori Oliviero Toscani e Marco Rubiola – Editore Kaos- Anno pubblicazione 2006 – 156 pagine

«Una mattina si son svegliati e hanno trovato i cartelloni. Vergogna, figata, buuuuuu, medioevo. Forse è il contrario: una mattina hanno trovato i cartelloni e si sono svegliati. E allora via. Senso civico a mille, uomini e donne, etero e gay, […]

Ne ho fatte di tutti i colori. Vita e fortuna di un situazionista – Autore Oliviero Toscani – La Nave di Teseo – Anno pubblicazione 2022 – 256 pagine

Fotografo, portatore di un pensiero sovversivo e irriverente, Oliviero Toscani ha rivoluzionato il mondo della moda e della comunicazione in oltre mezzo secolo di carriera. In questo libro si racconta per la prima volta in un’autobiografia deflagrante come le sue idee. Dagli studi d’arte a Zurigo all’avventura da esordiente sfrontato negli Stati Uniti, rincorrendo un servizio per “Harper’s Bazaar”, andando alle feste con Andy Warhol, fotografando Muhammad Ali e imponendo un nuovo modo di raccontare la bellezza. E poi le prime campagne pubblicitarie, in cui rompe ogni regola portando una ventata di aria fresca e sconvolgendo i benpensanti, fino alla comunicazione sociale innovativa con Fabrica e la rivista “Colors”, le provocazioni della politica e lo sguardo ostinatamente rivolto ai giovani e al futuro.

La mostra

la più grande esposizione mai dedicata in Italia al grande fotografo in
omaggio ai suoi 80 anni. La mostra promossa dal Comune di Milano-Cultura
, prodotta e organizzata da
Palazzo Reale
e
Arthemisia
e curata da
Nicolas Ballario
– propone
800 scatti
di Toscani e presenta al pubblico
tratti iconici del suo lavoro e opere meno conosciute, raccontando la carriera di un uomo dallo
sguardo geniale e provocatorio che negli anni ha influenzato i costumi di diverse generazioni e fatto
discutere il mondo sui temi più disparati.

Il 28 febbraio 2022, giorno in cui Oliviero Toscani ha compiuto 80 anni, la Città di Milano ha organizzato per festeggiarlo una mostra sui generis
: non un’esposizione in una galleria o in un
museo, ma una mostra diffusa proprio per Milano, la sua città natale. L’evento, dal titolo “Oliviero
Toscani 80”, ha celebrato il grande fotografo per un solo giorno con centinaia di manifesti per la
Città, facendo giungere contemporaneamente migliaia di mail allo Studio Toscani che chiedevano di
poter vedere l’intera mostra. Essendo un evento temporaneo, la mostra durò giusto le 24 ore del
suo compleanno.

A qualche mese di distanza il Comune di Milano offre nel suo spazio più prestigioso, Palazzo Reale,
la prima grande rassegna dedicata al suo lavoro, in continuità con l’iniziativa del 28 febbraio che era
stata fortemente sostenuta dal Comune di Milano-Cultura.
La mostra
Oliviero Toscani. Professione fotografo
raccoglie i lavori da lui realizzati dai primi anni
’60 fino a oggi: immagini e campagne pubblicitarie c
he lo hanno reso noto e riconoscibile in tutto il
mondo.

Il tutto inserito in un allestimento particolare e unico, che vedrà le sale di Palazzo Reale vestirsi per
la prima volta di manifesti alle pareti, incollati come fossero per strada.
L’evento vede come media partner
Urban Vision
ed è consigliato da
Sky Arte
.
Il catalogo è edito da
Skira.


Oliviero Toscani Professione Fotografo – Link Utili

Informazioni e prenotazioni T +39 02 892 99 21

www.palazzorealemilano.it

www.arthemisia.it

Orario apertura Lunedì chiuso – Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 10.00 -19.30

Giovedì 10.00 – 22.30(la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti Intero € 14,00

Ridotto€ 12,00

Hashtag ufficiale #ToscaniMilano


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Per condividere l’articolo…

Daniel Rosenfeld, regista

Daniel Rosenfeld (Buenos Aires, 1973) è un regista e produttore argentino, premiato e riconosciuto a livello internazionale: i suoi film hanno partecipato a grandi Festival come Berlino, Venezia, San Sebastian e Karlovy Vary.

Prima di dedicarsi al cinema il suo sogno era diventare compositore e pianista, da qui la musica ha sempre costituito un valore determinante nel suo lavoro.

Esordisce infatti con il documentario: “Saluzzi, ensayo para bandoneón y tres hermanos” (“Saluzzi, composizione per bandoneon e tre fratelli”, 2000), dove racconta il processo creativo del musicista Dino Saluzzi, compositore di grandi colonne sonore come “Nouvelle Vague” di Jean Luc Godard e “Tutto su mia madre” di Pedro Almodóvar.

Con il suo secondo lungometraggio “La quimera de los héroes” (“La chimera degli Eroi”, 2003), coprodotto dalla Zentropa di Lars Von Trier, riceve due premi alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film, di forte impronta sociale, mescola strutture narrative di finzione e documentario, attraverso la storia di un ex-rugbista argentino con ideologie estreme e fasciste che cerca la sua redenzione insegnando il proprio sport in una comunità di indios.

Il suo terzo film, “Cornelia frente al espejo” (“Cornelia allo specchio”, 2012), è tratto dal romanzo di Silvina Ocampo, la grande scrittrice argentina ammirata da Borges e Italo Calvino. Presentato all’IDFA di Rotterdam, dopo aver vinto il premio di post produzione della Hubert Bals Foundation, ha ricevuto cinque nomination ai National Film Awards 2013 dell’Accademia del Cine Argentino.

Con “Al centro de la tierra” (“Al centro della terra”, 2015), Rosenfeld in collaborazione del direttore di fotografia Ramiro Civita, esplora di nuovo i limiti della finzione e il documentario attraverso la figura di un ricercatore di Ufo. Il film è stato premiato al Festival BAFICI di Buenos Aires e al FID Marseille.

“Piazzolla, los años del tiburón” (“Piazzolla, la rivoluzione del tango”, 2018), distribuito in Italia da Exit Media, è il suo quinto lungometraggio, in cui torna ai suoi temi più cari, la musica, la memoria storica, i limiti della rappresentazione della realtà, raccontando uno dei più grandi geni della musica del XX secolo.

Laureato in Mass Media, Daniel Rosenfeld ha studiato montaggio con Miguel Pérez, scenografia con Augusto Fernandes, recitazione con Julio Chávez, e ha seguito seminari con Krysztof Kieslowsky, Stephen Frears, Jorge Goldenberg, Lita Stantic, Ken Adam, Alessandro Baricco, Antonhy Mingella e Abbas Kiarostami.

Ha lavorato a diversi lungometraggi come assistente alla regia di Alejandro Agresti (“Buenos Aires Viceversa”, “El viento se llevó lo qué”), e con Sebastian Borenztein e Pablo Fisherman come coordinatore di post-produzione.

Daniel Rosenfeld, link utili

Più informazioni sul regista Daniel Rosenfeld

Astor Piazzolla, breve bio e curiosità

Astor Pantaleón Piazzolla (Mar del Plata, 11 marzo 1921 – Buenos Aires, 4 luglio 1992) è tra i musicisti più importanti del XX secolo. Riformatore del tango e strumentista d’avanguardia, Piazzolla è stato un genio della musica che non è rimasto indifferente a nessuno.

“Fu anche grazie alla sua formazione all’estero che l’artista ebbe l’opportunità di ampliare i propri orizzonti musicali e creare geniali innesti tra tradizione della terra natia e spregiudicate sperimentazioni. nel 1925, infatti, i genitori decisi a sfuggire alla povertà emigrarono negli Stati Uniti, dove rimasero fino al 1937 per poi tornare definitivamente in Argentina.

Così Astor che nutriva sin da piccolo una passione smisurata per la musica trascorse l’infanzia e l’adolescenza New York, nell’ East Village, ascoltando brani classici e jazz.

L’unico contatto che il giovane aveva con il tango era costituito dall’ascolto attraverso il grammofono dei dischi di Jurio de Caro che il padre aveva portato con sé dall’Argentina. Il genitore, notato l’interessamento del figlio alla musica, lo incoraggiò a studiare sia il pianoforte che il bandonéon. Fu proprio quest’ultimo strumento, inizialmente suonato dal ragazzo un po’ controvoglia, a dargli casualmente la prima spinta verso quella che sarebbe diventata la sua ragione di vita: il tango.

Un giorno infatti, mentre suonava per la strada, l’allora tredicenne Astor attirò l’attenzione di Carlos Gardel, che si trovava a New York per le riprese di “El dia que me quieras”. dopo una breve presentazione Gardel, entusiasta per aver incontrato lontano dal proprio Paese un ragazzino argentino che suonava il bandoneón, chiese e ottenne che fosse assunto come comparsa nel film di cui era protagonista”.

Da: “Tango y tangueros” di Silverio Valeriani (Roma: 2008, Edizioni Mediterranee)

Altre curiosità

Nacque da genitori di origine italiana, Vicente Piazzolla (chiamato “Nonino” dai figli di Astor), figlio di Pantaleone, un pescatore emigrato in Argentina da Trani, in Puglia, e Assunta Manetti, la cui famiglia invece proveniva da Massa Sassorosso, in Garfagnana, Toscana.

Conosciuto nella sua terra natale come El Gran Astor o El Gato (il Gatto, per la sua abilità e ingegno), è autore di numerosi brani sia strumentali che vocali, tra i più noti dei quali si citano Libertango, Adiós Nonino, María de Buenos Aires (con la voce di Milva), Summit, dall’album Summit-Reunion Cumbre (con Gerry Mulligan).

Il nuevo tango di Piazzolla è diverso dal tango tradizionale perché incorpora elementi presi dalla musica jazz e fa uso di dissonanze e altri elementi musicali innovativi.

Piazzolla ha inoltre introdotto l’uso di strumenti che non venivano utilizzati nel tango tradizionale, come l’organo Hammond, il flauto, la marimba, il basso elettrico, la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica. Con questo organico, integrato dalla sezione d’archi, nel maggio 1974 ha realizzato a Milano Libertango, uno dei suoi dischi più noti.

Fu un autore molto prolifico: i biografi calcolano che Piazzolla abbia scritto circa 3.000 brani e ne abbia registrati circa 500.

In Italia molti suoi brani sono stati tradotti da Angela Denia Tarenzi e interpretati da cantanti come Edmonda Aldini (che a Piazzolla ha dedicato un intero 33 giri, Rabbia e tango, pubblicato nel 1973 dalla Dischi Ricordi), Mina e Milva.

Edda Bresciani, egittologa e Professore Emerito

(23 settembre 1930, Lucca – 29 novembre 2020)
una delle più grandi esperte al mondo di egittologia. Nata a Lucca nel 1930, era Professore Emerito dell’Università di Pisa e socia nazionale dell’Accademia dei Lincei.
Nel 1979 era stata insignita dall’Università di Pisa con l’Ordine del Cherubino e nel 2014 l’Associazione Laureati dell’Ateneo Pisano le aveva assegnato il riconoscimento del “Campano d’Oro”

Edda Bresciani, Biografia

Dalla nostra ricerca, ci appare subito evidente come una testimonianza diretta dell’Università di Pisa possa raccontare meglio di chiunque altro l’opera svolta da Edda.
Vi proponiamo inoltre un’intervista fatta dalla dott.ssa Marcella Matelli proprio a Edda Bresciani per l’Enciclopedia delle Donne.

-> Università di Pisa – discorso  tenuto in occasione della Cerimonia del Conferimento della Pantera d’Oro alla professoressa (9 giugno 2012)

->Intervista a cura della dott.ssa Marcella Matelli

Pubblicazioni

-Nove faraoni – Edizioni Plus collana La Fenice, 2001
-Sulle rive del Nilo. L’Egitto al tempo dei faraoni – Edizioni Laterza collana Grandi Opere, 2000
-Letteratura e poesia dell’antico Egitto. Cutura e società attravereso i testi, Edizioni Einaudi collana Einaudi tascabili. Biblioteca, 2020
-I templi di Medinet Madi nel Fayum- Edizone illustrata – Giannamarusti Antonio edizioni Pisa, University Press, 2015
-Arte medica e cosmetica alla corte dei faraoni libro Bresciani Edda Del Tacca Mario
edizioni Pacini Editore collana Storia , 2006
-Sogni. Percezione del Rea libro Bresciani Edda edizioni Einaudi collana Saggi , 2005
-Haiku – libro Meattini Valerio Vespula – edizioni ETS , 2018
-Medinet Madi. Guida archeologica – libro Bresciani Edda Ali Radwan Giammarusti Antonio Siliotti A. (cur.)
edizioni Geodia Edizioni Internazionali collana Egypt Pocket Guide , 2010
-La tomba di Ciennehebu, capo della flotta del re
libro Pernigotti Sergio Giangeri Silvis M. Paola
edizioni Ist. Editoriali e Poligrafici collana Biblioteca di studi antichi , 1977
-Le stele egiziane del Museo civico archeologico di Bologna libro
edizioni Grafis , 1985

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www.arteamente.it

Luigi Vassalli, egittologo

Luigi Vassalli, egittologo

Milano 1812 gennaio 8 – Roma 1887 giugno 13.
Studente dell’Accademia di Brera, dimostrò fin da giovane una personalità vivace ed eclettica, orientata verso molteplici interessi culturali.
Arrivò in Egitto intorno al 1841

Biografia

Dalla nostra ricerca, la migliore e più completa biografia di Luigi Vassalli si trova sul sito dei beni culturali della Regione Lombardia.

–>Regione Lombardia – Beni Culturali – Luigi Vassalli

Luigi Vassalli, Bibliografia

– Alamagà 1926 = R. Almagià (a cura di), L’opera degli italiani per la conoscenza dell’Egitto e per il suo risorgimento civile ed economico. Prima parte, Roma, 1926
– Balboni 1906 = L.A. Balboni, Gl’Italiani nella Civiltà Egiziana del Secolo XIX, vol. II, Alessandria d’Egitto, 1906
– Brugsch 1887 = H. Brugsch, Luigi Vassalli – Bey, ZAES 25 (1887), p. 111
– Dawson, Uphill 1972 = W. Dawson – E. Uphill, Who is Who in Egyptology, Londra, 1972, p. 294 (2° ed.)
– Dossi 1887 = C. Dossi, Necrologio di Luigi Vassalli, Capitan Fracassa 15 (giugno 1887)
– Ercole 1942 = F. Ercole (a cura di), Enciclopedia biografica e bibliografica italiana. XLII serie. Vol. IV: il Risorgimento italiano III: gli uomini politici, Roma, 1942
– Il Borghese 1955 = Dizionario degli italiani illustri e meschini, s.v.: Vassalli Luigi Bey (1812 – 1887), in Il Borghese, a. VI, n. 2, 14 gennaio 1955, p. 75
– La Guardia 1994 = R. La Guardia, Luigi Vassalli e il suo archivio privato nelle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano, in L’egittologo Luigi Vassalli (1812 – 1887). Disegni e documenti nei Civici Istituti Culturali Milanesi, Milano, 1994, pp. 11 – 44
– Lise 1986 = G. Lise, Per Luigi Vassalli Bey (1812 – 1887) egittologo milanese, Rassegna di Studi e Notizie del Comune di Milano: Raccolte delle Stampe A. Bertarelli – Raccolta di Arte Applicata – Museo degli Strumenti Musicali 13 (1986), pp. 359 – 414
– Maspero 1904 = G. Maspero, Mariette (1821 – 1881). Notice bibliographique, in: Auguste Mariette, Oeuvres diverses. Tome Ier, Bibliothèque Egyptologique XVIII, Paris, 1904
– Soliga 1937 = R. Soliga, Vassalli Luigi in: Dizionario del Risorgimento Nazionale. Vol. III, Milano, 1937, p. 535
– Vassalli 1864 = L. Vassalli, Di alcuni importanti monumenti egizi del Museo Nazionale di Napoli. Deuxième lettre à Mr le Dr Carlo Cattaneo sur quelques monuments du Musée égyptien de Naples, Séance du 17 avril 1863, BIE VIII (1864), pp. 85 – 86
– Vassalli 1865 = L. Vassalli, D’una rappresentazione di sirene sopra un sarcofago egizio dell’epoca dei Lagidi, Le Caire, s.d. [1865] – Vassalli 1866 a = L. Vassalli, Notice sur une sirène sculptée d’un sarcophage de Menphis, Séance du 30 décembre 1865, BIE IX (1866), pp. 108 – 112
– Vassalli 1866 b = L. Vassalli, I re pastori e Di alcuni monumenti del Museo Egizio di Napoli, Firenze, 1866
– Vassalli 1867 = L. Vassalli, I monumenti istorici egizi. Il Museo e gli scavi d’antichità eseguiti per ordine di S. A. il Vicerè Ismail Pascià, Milano, 1867
– Vassalli 1873 = L. Vassalli, I musei egizi d’Italia, Milano, 1873
– Vassalli 1875 = L. Vassalli, Le sirene nei monumenti funerari greco – egizi, Roma, 1875
– Vassalli 1885 = L. Vassalli, Rapport sur les fouilles du Fayoum adressé a M. Auguste Mariette, directeur des monuments historiques de l’Egypte, RT 6 (1885), pp. 37 – 41

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Jan Lenica, graphic designer e regista

Jan Lenica, l’ambiente che lo circonda è un terreno fertile

Jan Lenica, nato nel 1928, è nato a Poznań, Polonia.
Poznań si trova nella Polonia centro-occidentale, sul medio corso del fiume Warta da cui sgorga. Poznań è una delle città più antiche e ricche della Polonia. È un centro espositivo internazionale, industriale e accademico. spazi verdi ed edifici antichi.

Suo padre, Alfred Lenica, era un musicista e pittore con una cultura accademica poliedrica e dagli interessi più ampi. Le sue opere pittoriche rientrano in differenti stili quali still life, natura morta, paesaggio e al contempo appartengono a diverse correnti, cubismo, astrattismo, surrealismo.

Jan Lenica
Jan Lenica | Otello | litografia del 1968

Jan Lenica, formazione accademica

  • Nel 1947 si diploma al Liceo Musicale di Pozna
  • Nel 1952 si laurea in architettura al Politecnico di Varsavia

Jan Lenica, la carriera artistica

Inizia giovanissimo la carriera artistica, già nel 1945, contribuendo con alcuni suoi disegni in alcune pubblicazioni del tempo. Da qui al 1950 pubblica anche stampe, manifesti e cartoni mentre è proprio nel 1950 che assume la direzione di Szpilki, rivista satirica polacca.

Nel 1954 Viene nominato assistente alla cattedra di disegno per la creazione di poster dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia.

Di sicuro rilievo la sua collaborazione con Walerian Borowczyk, con il quale , nel 1957 realizza il suo primo film. In seguito si trasferisce a Parigi.
Occorre sottolineare che in Polonia l’arte del Manifesto poggiava su basi e consenso solidi. Altri artisti, oltre a Jan Lanica, ai quali si fa rifermento sono Henryk Tomaszewski e Roman Cieslewicz e il loro trasferiento a Parigi porta con se lo stile e le caratteristiche di quest’arte grafica in Francia diventane rappresentativa dello stile polacco.

Cattedre universitarie

Oltre alla già citata Accademia di Belle Arti di Varsavia, Jan Lanica, continua la sua vocazione accademica dell’insegnamento. In particolare:

Jan Lenica
Jan Lenica | litografia del 1965Faust |

  • Ha insegnato poster art all’Università di Harvard nel 1974;
  • Dal 1979 al 1985 ha ricoperto la cattedra di cinema d’animazione all’Università di Kassel in Germania;
  • Dal 1986 al 1994 è stato professore di poster e arti grafiche alla Berlin Hochschule der Kunste.

Esposizioni e riconoscimenti

Lenica si interessò a molte arti, non solo la grafica per manifesti ma anche come regista di film d’animazione, disegni satirici, illustrazioni di libri e ha disegnato costumi teatrali.

Esposizioni

  • 1948 – Young Artists’ Club,Varsavia
  • 1966 – Filmmuseum, Copenhagen
  • 1966 – Galerie Schloss Oberhausen, Oberhausen
  • 1967 – Visual Art Gallery, New York
  • 1968 – Museum Villa Stuck, Monaco di Baviera
  • 1968 – Wilanów Poster Museum, Varsavia
  • 1970 – Twentieth Century Museum, Vienna
  • 1973 – National Museum, Poznan
  • 1977 – “Kwant” Film Club, Varsavia
  • 1980 – George Pompidou Centre, Parigi
  • 1981 – Kunstverein, Kassel
  • 1988 – Nykytaiteen Museo, Tampere
  • 1989 – BWA Gallery, Zielona Gora
  • 1990 – Haus am Lutzowplatz, Berlino
  • 1991 – Museum fur Kunst und Gewerbe, Amburgo
  • 1996 – Espace E.S.A.G., Paris
  • 1997 – Galerie Kyra Maralt, Berlino
  • 1999 – Manggha Centre of Japanese Art and Technology, Cracovia
  • 2000 – Modern Art Centre at Ujazdowski Castle, Varsavia

Riconoscimenti

  • 1953 – Secondo premio al Polish Caricature Exhibition, Warsaw
  • 1961 – Toulouse-Lautrec Grand Prix at the 2nd International Exhibition of Contemporary Film Poster, Versailles, Francia
  • 1962 – Primo e terzo premio, alla menzione alla prima International Exhibition of Film Poster, Karlovy Vary
  • 1966 – Medaglia d’oro alla prima International Poster Biennial, Varsavia
  • 1980 – City of Essen Award for poster achievement
  • 1983 – The Jules Cheret prize for the best animated film poster, Annecy
  • 1987 – The Alfred Jurzykowski Foundation Award, New York

Per approfondire l’argomento puoi visitare il sito culture.pl

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Teatro Andromeda: l’opera del visionario pastore-scultore Lorenzo Reina

Teatro Andromeda: l’opera del visionario pastore-scultore Lorenzo Reina

Il Teatro Andromeda, pensato e creato da Lorenzo Reina, è molto più di quello che si può pensare ad una prima scorsa. Occorre “entrarci”, entrarci davvero.
Con il cuore.

Il Teatro Andromeda

Situato a mille metri di altezza, a Santo Stefano Quisquina, Agrigento, sui monti Sicani ecco ergersi il più alto teatro d’Europa.
Lo spazio scenico circolare e la natura a far da scenografia, ci ricorda il teatro greco: l’essenziale nella rappresentazione, un tutt’uno il rapporto tra spettatore-artista-paesaggio naturale.
Da qui si guarda verso l’infinito sul Canale di Sicilia, si intravede l’isola di Pantelleria nelle giornate lucide, si guarda il cielo che posa a terra cubi che disegnano proprio la costellazione di Andromeda.

Infatti, 108 doppi cubi di pietra, che visti dall’alto hanno forma di stelle a otto punte, sono sparsi davanti al proscenio: sono l’esatta proiezione terrestre di quella costellazione.


Curiosità: Il mito di Andromeda

Quando Cassiopea affermò che lei e la figlia Andromeda fossero più belle e aggraziate delle Nereidi, quest’ultime vollero vendicarsi… leggi di più sul mito di Andromeda


Lorenzo Reina, pastore, architetto e scultore

Lorenzo Reina è un pastore, definito “architetto spontaneo”, viene citato anche per le sue sculture che popolano lo spazio tutt’intorno, imponenti, sembrano essere l’essenza stessa della terra, della roccia, come se fossero sempre state lì dalla notte dei tempi ad aspettare qualcuno che le sprigionasse dalle briglia del buio.

Emozionante la scultura La Maschera della Parola che ogni anno al solstizio d’estate, in un momento esatto, risplende in tutta la sua magnificenza spumeggiando proprio dalla bocca i raggi del sole.

Altre sculture di Lorenzo Reina sono custodite nel Museo ottagonale come altre opere di artisti ospiti.
Dicevamo un pastore, un legame profondo con la terra-natura che ha coniugato la Bellezza del mondo in un unico luogo-non luogo in quanto non confinato da perimetri né gli spazi intervallati da chiusure spaziali e che lega l’arte al vissuto e al futuro nostro e delle nuove generazioni con la masseria didattica, l’orto biologico e altro ancora da scoprire.

Informazioni utili

Il Teatro Andromeda è visitabile tutto l’anno ma esclusivamente concordando la visita con un messaggio sulla pagina ufficiale Facebook,
Contatti:
Pagina Facebook | Sito web
mail: fattoriadellarte@gmail.com


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Vivian Maier, la Street Photographer invisibile


Vivian Maier, la Street Photographer invisibile

Ecco che che un giorno, un tizio, un certo Maloof, acquista all’asta per 380 dollari un box. Quello che ci trova dentro è già storia…



Quando lessi per la prima volta la storia di Vivian Maier rimasi colpito e incuriosito allo stesso tempo. Ecco diciamo che quell’alone di mistero che avvolge la sua vita ti resta attaccato: più cerchi cenni di storia di Vivian, più sei attratto dal suo essere inafferrabile.
Vivian Dorothea Maier, franco-americana, nasce a New York nel ’26.
Lavora come bambinaia per alcune famiglie facoltose della città.

Ha un segreto e una passione: la fotografia.

Muore in Illinois nel 2009 senza che nessuno conoscesse quella sua arte così amata e nutrita per oltre quarant’anni.
Il suo immenso lavoro come street photographer viene rinvenuto per caso all’interno di un box venduto ad un’asta poco prima della sua morte. Si tratta di circa 150.000 scatti di volti e architetture effettuati tra le strade di Chicago, New York e Los Angeles.
Un tesoro inestimabile che ha collocato l’artista tra le fotografe più riconosciute al mondo.
Purtroppo Vivian è deceduta poco prima di vedere il suo successo e poco prima che John Maloof, il tizio che all’asta acquistò il suo box per 380 dollari, la trovasse.

Ed ecco la strana storia di Vivian Dorothea Maier….

1.Vivian Maier, la biografia

1.1 Le origini di Vivian

Non si può parlare di Vivian senza fare un accenno alle sue origini. Questo perché, come è facile immaginare, non avendo avuto figli e quindi senza eredi diretti di quello che oggi è un patrimonio artistico ed economico di un certo peso, ogni ricerca sulla genealogia potrebbe condurre appunto ad eredi diretti che otterrebbero pertanto i diritti d’autore relativi la sua opera fotografica.

Ci sono tutti gli elementi per essere definita una saga familiare e legale, scrive il Chicago Tribune in un articolo di un paio di anni fa, dove possesso dei negativi e copyright si intrecciano tra Europa e Stati Uniti e relativi ordinamenti legislativi.
Figlia di immigrati europei, nasce a New York nel 1926.

Il padre, Charles Maier con la sorella Alma e i genitori, Wilhem e Maria Von Mayer, sbarcano su Ellis Island nel 1905.
La famiglia Von Mayer è originaria dell’Ungheria, in particolare da una Regione che ora è situata in Slovacchia. Al loro arrivo sul suolo americano sono designati come di razza tedesca e con la successiva naturalizzazione il cognome Von Mayer diventa Maier nel 1912.

La madre, Marie Jaussaud, nasce nel 1897 nel Domaine de Beauregard, nella città di Saint-Julien en Champsaur, nelle Alte Alpi francesi. È la figlia di Eugenie Jaussaud, un’adolescente ragazza-madre e Nicolas Baille, un giovane fattore della zona. Nel 1914 arriva a New York appena sedicenne.

Nel 1919 Marie Jaussaud e Charles Maier si sposano, si trasferiscono a Manhattan e Vivian si districa fin dalla nascita tra l’inglese, il tedesco e il francese.

1.2 I primi anni e il fortuito incontro con la fotografia

Non passa molto tempo dalla sua nascita nel 1926 che i genitori Charles e Marie si separano. Vivian resta con la madre in un appartamento del Bronx che condivide con un’amica Jeanne Bertrand di origini francesi anche lei.

Jeanne Bertrand è ritenuta una figura chiave dello sviluppo artistico di Vivian. Infatti, Jeanne è una famosa e talentuosa fotografa professionista oltre ad essere una scultrice e trasmette a Vivian non solo la passione per la fotografia ma anche le primissime conoscenze tecniche.

Questo contatto da vicino rappresenta una condizione piuttosto rara nei primi anni del ‘900 se si pensa che oltretutto anche Marie utilizza con costanza un apparecchio Kodak.

Nel 1932 Vivian e la madre Marie si trasferiscono in Francia per ritornare negli Stati Uniti solo sei anni dopo, nel 1938.

1.3 1950-1951 Un anno sulle Alte Alpi in Francia

Nel 1950, ventiquattrenne, ritorna a Champsaur per vendere all’asta la tenuta ereditata dalla zia.
Ci resta fino al 1951 quando rientra definitivamente negli Stati Uniti.
Trascorre quindi un anno in Francia: a Champsaur gira per i sentieri della valle, incuriosisce gli abitanti camminando sola insieme alla sua Kodak. Fotografa in continuazione i luoghi e le genti del posto.
Si rivela molto brava a gestire l’asta e le economie ereditate. Nel frattempo, si prende cura del nonno Nicolas Baille, un uomo scortese che vive di poco e con i soldi ricavati della vendita della tenuta acquista una concessione cimiteriale potendo così trasferire la salma della prozia dalla fossa comune ad una tomba decorata e incisa.

1.4 Il ritorno negli Stati Uniti

Nel 1951 rientra negli Stati Uniti dove vivrà fino alla fine dei suoi giorni. Approda a New York, nessun indirizzo ma solamente una casella postale. Da questo momento vive soltanto per la fotografia.
Con i soldi ottenuti dalla vendita della tenuta può finalmente acquistare apparecchiature fotografiche di una certa tecnica, gironzola per le strade e si guadagna da vivere lavorando come bambinaia per facoltose famiglie americane.
Nel 1956 la scia New York per stabilirsi definitivamente a Chicago. Ogni volta che ha un momento libero, cammina per le strade di Chicago e fotografa la vita quotidiana dei suoi abitanti. I ritratti di passanti o quelli lasciati indietro si mescolano a scene di vita quotidiana.
Vivian dedicherà molto tempo anche alla scoperta di altre città e capitali in giro per il mondo: Canada, Cuba, Puerto Rico, Manila, Bangkok, Kochi (stato di Cochin-Karala in India). Osa andare in Yemen, viaggia negli antichi siti del Cairo, le Indie Occidentali e la costa della Florida. Attraversa anche l’Italia e visita ancora una volta i suoi luoghi d’infanzia a Champsaur riprendendo le sue lunghe passeggiate in bicicletta lungo tutta la valle.
Migliaia di fotografie uniche ed inedite che raccontano un’epoca.

2. La scoperta dei suoi capolavori

Muore in Illinois nel 2009 senza che nessuno conoscesse quella sua arte così amata e nutrita per oltre quarant’anni. Muore accudita da due fratelli di cui un tempo era la tata. John Maloof aveva già trovato le sue opere ma non aveva trovato lei prima che morisse.
In questi anni sono stati prodotti film e documentari, raccolte interviste e archiviato tutto il materiale che le apparteneva come le macchine fotografiche, i ritagli di giornali che raccoglieva e molto altro per ricostruire la sua vita.
Quello che però è ancora in corso dall’evoluzione ancora sconosciuta è l’eredità associata alla sua opera.
Vivian non ha avuto figli e la ricerca di eventuali eredi è diventata in questi anni una staffetta al rimbalzo tra Stati Uniti ed Europa.
Come andrà a finire? Non ci resta che attendere…