Palazzo reale a Milano, immagine prospettiva con il Duomo

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La storia del Palazzo

Il Palazzo Reale di Milano è stato per molti secoli sede del governo della città di Milano, del Regno del Lombardo-Veneto e poi residenza reale fino al 1919, quando viene acquisito al demanio diventando sede di mostre ed esposizioni.
Originariamente progettato con un sistema di due cortili, poi parzialmente demoliti per lasciare spazio al Duomo, il palazzo è situato alla destra della facciata del duomo in posizione opposta rispetto alla Galleria Vittorio Emanuele II.
La facciata del palazzo, seguendo la linea dell’antico cortile, forma una rientranza rispetto a piazza del Duomo, chiamata piazzetta reale.

Sviluppato per successive addizioni e parziali demolizioni, l’edificio occupa un’area molto vasta con un impianto piuttosto irregolare dove, nel tempo, sono diversi gli autori che hanno contribuito alla costruzione e alla ristrutturazione dell’attuale palazzo:

Autori: Giotto, decorazione; Piermarini, Giuseppe, rifacimento: facciate (neoclassicismo italiano); Canonica, Luigi, rifacimento: interni; ampliamenti; Tazzini, Giacomo, ampliamento; Portaluppi, Piero, costruzione: Arengario; Muzio, Giovanni, costruzione: Arengario; Magistretti, Vico, costruzione: Arengario; Griffini, Enrico Agostino, costruzione: Arengario.

Non lontano dalle cattedrali e dalla contigua residenza vescovile si venne configurando, tra XII e XIII secolo, la sede del potere civile della città, che andò assumendo un ruolo via via più importante con lo sviluppo delle istituzioni comunali. Dopo la pace di Costanza, tra il 1188 ed il 1196, fu edificato il Broletto cosiddetto vecchio (o Arengo), per distinguerlo dal nuovo, o Palazzo della Ragione, eretto nel Duecento nell’area dell’attuale piazza Mercanti. Fu Matteo Visconti a fare dell’Arengo, a fine Duecento, la sede stabile della signoria, trasferendovi gli uffici amministrativi. Ad Azzone Visconti spettano invece le principali realizzazioni trecentesche: la corte maggiore prospiciente l’area delle basiliche, alcune opere di fortificazione e la cappella ducale, attigua al palazzo. Cresciuto per successive addizioni, l’edificio gotico occupava un’area molto vasta con un impianto piuttosto irregolare, oggi difficilmente ricostruibile dopo la totale ricostruzione piermariniana della seconda metà del Settecento. Il palazzo nel quale operò Giotto, chiamato a Milano proprio da Azzone, e dove in seguito soggiornò Petrarca, doveva essere una residenza sontuosa, degna di stare al passo con le corti francesi: la memoria di quel lusso resta oggi affidata alla cronaca di Galvano Fiamma – che cita sale riccamente decorate, gallerie, giardini con serragli di animali esotici e orti pensili, fontane e pescherie – e al più debole ricordo seicentesco di Carlo Torre (“Azzo cinsela per quadro di portici sostenuti da dieci grand’archi per ogni lato con grossi pilastri […] e quattro torri una all’altra a rimpetto…”). Della fabbrica viscontea, decaduta come residenza ducale fin dall’inizio del Quattrocento con il trasferimento di quest’ultima al castello di Porta Giovia, restano oggi soltanto alcune eleganti bifore con cornici in cotto, prospettanti l’attuale via Rastrelli, e alcuni arconi a ogiva ricomparsi durante i lavori di restauro nel corpo di fabbrica orientale della corte.

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