Dalla ribellione al movimento: l’evoluzione del post-modern dance

Dalla ribellione al movimento: l’evoluzione del post-modern dance

La post-modern dance ha avuto origine negli anni ’60, in risposta alle tecniche di danza tradizionale e al rigore del balletto. Tra i fondatori della post-modern dance troviamo artisti come Merce Cunningham, Trisha Brown, Yvonne Rainer e Simone Forti. Questi ballerini hanno sviluppato una nuova forma di espressione artistica, basata sull’improvvisazione e la spontaneità, in cui l’individuo è al centro dell’attenzione. La post-modern dance ha rivoluzionato il modo in cui la danza è stata concepita fino ad allora, dando vita a un movimento che ha influenzato fortemente l’arte contemporanea.


Si ispira alle ideologie del movimento postmoderno, che cercava di sgonfiare le visioni troppo pretenziose e autocelebrative dell’arte modernista. Il postmodern dance si differenzia dal modernismo per la mancanza di omogeneità stilistica e per l’uso di movimenti quotidiani come forma d’arte valida. Il movimento postmoderno ha abbracciato l’idea di casualità, auto-riferenzialità, ironia e frammentazione.

Il Judson Dance Theater, collettivo postmoderno attivo a New York negli anni ’60, è considerato un pioniere del postmodern dance. Il picco di popolarità del postmodern dance come forma d’arte è durato relativamente poco, dagli anni ’60 ai metà degli anni ’80. Tuttavia, la sua influenza può essere vista in altre forme di danza, soprattutto nella danza contemporanea e nei processi coreografici postmoderni utilizzati dai coreografi in una vasta gamma di opere. Il postmodern dance può essere visto come una continuazione della storia della danza, che deriva dai primi coreografi modernisti come Isadora Duncan e Martha Graham. Merce Cunningham è stato uno dei primi coreografi a prendere grandi distanze dalla danza moderna formalizzata negli anni ’50.

Tra le sue innovazioni c’è stata la separazione tra musica e danza e l’uso del caso nella creazione delle sue opere. Altri artisti che hanno influenzato i postmodernisti includono John Cage, Anna Halprin, Simone Forti e altri coreografi degli anni ’50. Le principali caratteristiche del postmodern dance degli anni ’60 e ’70 possono essere attribuite alla volontà di mettere in discussione il processo creativo della danza e le aspettative del pubblico.

Molti coreografi hanno utilizzato l’improvvisazione e il caso per creare le loro opere invece della rigida coreografia. Il movimento quotidiano è stato incluso per demistificare la danza basata sulla tecnica e la musica non era più vincolata al tempo musicale ma al tempo reale.

Negli anni ’80 il postmodern dance ha visto un ritorno all’espressione di significato dopo aver rifiutato la narrativa nei decenni precedenti. Nonostante la mancanza di uno stile unificante, alcuni aspetti specifici possono essere visti nel lavoro dei vari coreografi postmoderni. L’interesse per il contenuto narrativo e le tradizioni della storia della danza sono diventati più importanti. Il processo coreografico postmoderno ha utilizzato molti metodi non convenzionali come il caso, che consiste nell’utilizzo di numeri casuali o nel lancio di dadi per determinare i movimenti.

La narrazione è stata raramente utilizzata nel postmodern dance e le esibizioni erano semplificate con costumi minimalisti o addirittura inesistenti e musiche minimaliste o assenti. Il testo parla della coreografia postmoderna degli anni ’60 e ’70, che spesso non ha una trama convenzionale ma può avere temi politici impliciti o espliciti.

L’artista Yvonne Rainer ha creato danze politicamente consapevoli e attive come Convalescent Dance, mentre si riprendeva da un intervento chirurgico addominale. Anche Steve Paxton ha creato lavori politicamente sensibili negli anni ’60, esplorando questioni di censura, guerra e corruzione politica. Il testo cita diverse opere e autori che hanno influenzato la coreografia postmoderna, come Merce Cunningham e il minimalismo.


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