Antonio Donghi, esponente del “Realismo Magico”

Antonio Donghi, pittore italiano (1897-1963)

Antonio Donghi, pittore italiano del XX secolo, nacque il 16 marzo 1897 a Roma. Dopo aver frequentato il Regio Istituto di Belle Arti e ottenuto la licenza in decorazione nel 1916, si arruolò nella XV compagnia ferroviaria e fu dislocato in Francia durante la prima guerra mondiale. Al termine del conflitto, visitò i musei di Firenze e Venezia, sviluppando un particolare interesse per l’arte dei secoli XVII e XVIII.

antonio donghi pittore
Particolare dell’Autoritratto del pittore Antonio Donghi del 1947

Nel 1922, Donghi debuttò alla mostra della Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma e soltanto nel 1924, tramite le sue prime mostre personali presso la Sala Stuard di via Veneto e alla Galleria Bragaglia, riuscì a guadagnarsi il favore del pubblico. Nello stesso anno, partecipò all’Esposizione di venti artisti italiani alla Galleria Pesaro di Milano, insieme ad altri importanti artisti come Casorati, De Chirico, Guidi e Tozzi.

È interessante notare che in seguito a tale esposizione, il critico tedesco Franz Roh definì la sua opera come “realismo magico”, concetto che lo identificò negli anni a venire.

Donghi, artista timido e riservato, espose nel 1925 a Mannheim e l’anno successivo presentò ben dieci quadri alla mostra d’arte moderna italiana negli Stati Uniti (New York, Washington, Chicago e San Francisco), organizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Ricevette grande riconoscimento nel 1927 quando, grazie all’aiuto di Lauro de Bosis, tenne una personale a New York e ottenne la First Honorable Mention al Carnegie Prize di Pittsburgh per l’opera “Carnevale”. Da quel momento in poi, partecipò a importanti mostre sia in Italia che all’estero.

Nel 1929, Donghi presentò cinque opere alla Prima Mostra del Sindacato Laziale Fascista degli artisti e alla Seconda Mostra del Novecento Italiano.

Gli anni ’30 segnarono un periodo di notevole crescita professionale per lui: il suo dipinto “Donna alla finestra”, esposto alla Biennale del 1930, fu acquistato dal Museo d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Negli anni successivi, “Donna alla toeletta” venne acquisita per la costituenda Galleria Mussolini e “Il Battesimo” entrò a far parte del Museo Civico di Torino.

Nel 1936 ottenne l’incarico di insegnamento di figura disegnata alla Regia Accademia di Belle Arti e Liceo Artistico di Roma. Tre anni dopo, l’Istituto Centrale del Restauro gli affidò la direzione del settore delle tecniche pittoriche. Nel 1942 fu pubblicata una significativa monografia su di lui con testo di Leonardo Sinisgalli.

Durante il periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, Donghi partecipò alla IV Quadriennale nel 1943 e tenne una mostra personale presso la Galleria La Finestra a Roma nel 1945. Tuttavia, nel clima culturale post-bellico, l’artista continuò a produrre opere solo per pochi collezionisti affezionati.

Negli ultimi anni della sua vita, Donghi si concentrò sulla rappresentazione del paesaggio e partecipò in modo meno prominente alle Biennali veneziane del 1952 e 1954. Morì a Roma nel 1963 lasciando un’eredità artistica importante nel panorama della pittura italiana del Novecento.

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